Capitolo 00100
Ore sette e trenta.
Porca miseria mi devo sbrigare, è tardi!
Ahi che male che mi fa la schiena. Come al solito ho dormito scoperto. Uffa!
Ma che ho sognato stanotte? Mi ricordo di aver vagato lungo un percorso dritto e che pensavo e che ridevo e che sparavo una miriade di cazzate. Mah! Mi sa che ieri ho abusato troppo con il bicarbonato!
Vabbè! Fammi andare a lavare và, così mi sciacquo la faccia e comincio la nuova giornata con lo sprint giusto!
Madonna sono le nove e ‘sto benedetto ponte delle valli è sempre così trafficato. Ci vorrebbe proprio una macchina.
Aaah Siii? e chi te li dà i soldi?
Chi è che osa disturbare le mie soavi meditazioni mattutine sui trasporti transpubblici extraregionali?
Sono io non mi riconosci? Anzi io sono tu e tu sono io! Tu comprì?
No grazie, non ho soldi!
Imbecille è francese! Vuol dire “hai capito”! Io sono il tuo io stesso. Quello che hai sognato stanotte e che ti parlava mentre camminavi!
Sogno o son fesso? Non sapevo che il bicarbonato e una nticchia di demerol facessero questo effetto!
Fesso o perplesso mi sa che sto andando contro un muro di cartongesso!
Ehi, makketuffai? pure io parlo in rima tra me e me.
Certo cretino di un tanghero! Io sono l’altro me, cioè sono l’altro emisfero del tuo ego, cioè sono l’altra parte del tuo pensiero. Caputo mi hai?
Più o meno. Comunque io non parlo con gli estranei, e adesso vattene.
Aaaahhhh!!! Ma proprio a me cioè a lui cioè all’altro me doveva capitare costui?
Ore nove e trenta
Ahh, che bello! La Villa del Terzo stato, qui mi trovo come se fossi a casa!
Cartacce a sinistra, assorbenti usati dieci volte a destra, panchine zozze più di un motore ingrippato e alberi che non crescono nemmeno se un cavallo produce letame per dieci anni di fila.
Io però preferisco sedermi sempre vicino alla statua di quel prete che non si faceva mai i cavoli i suoi.
Savonarola?
Ah si grazie!
Questi scalini intagliati nel fango sono di una comodità unica! E poi la statua di argillame e davvero merdavigliosa! Fammi leggere ‘sto libro va! Analisis in social park contest di Borghese! Speriamo sia un bel libro!
Allora. Pag.1 cap.1 primo paragrafo, ecco ci siamo.
Come si sviluppa una relazione omosessuale su una panchina pulita di un parco per ragazzi.
Mi sa che a ‘sto autore piace un bel po’ l’essenza di finocchio. Non capisco proprio a cosa serva ai fini dell’esame, comunque… leggiamo!
Le relazioni omosessuali sono ormai un fatto culturalmente ricorrente nel nostro secolo. Sono in molti, a questo proposito, a non scandalizzarsi più nel vedere pomiciare due ragazzi in tenuta pseudo-femminile o viceversa. Appoggiati su una panchina ma anche su una sedia al contrario (probabilmente la posizione che più li aggrada) i due soggetti o soggettesse in questione cominciano le loro effusione come un normale coppia eterosessuale. Ma vi siete chiesti come avviene l’approccio in questi casi? Qual è il “casus belli” che fa scoppiare la battaglia erotica tra due persone dello stesso sesso? Andiamo in dettaglio e scopriamolo meglio con l’aiuto di qualche semplice aiuto schematico… La nostra disamina comincia dalla figura n.1: questo primo simulacro frociale ci permette di inquadrare subito gli stereotipi gay-lesbo del nostro ventunesimo secolo…
Dove siamo arrivati, adesso all’università si studiano i rapporti tra i ricchiuni! Mahh! Se lo sa mia madre mi ritira all’istante! E poi mi sono rotto le scatole di leggere ‘ste cose. Quasi,quasi vado al princio, la parte meno frequentata di questa foresta, e mi faccio un bel pisolino.
Finalmente il princio. Questo prato color verde mi riposa proprio la vista. Ho letto tanto da questa mattina e sono veramente stanco.
E così comincia un altro viaggio. Sono le dieci e trenta.
Aiuto! Aiuto! Liberatemi sono avvolto da 33 camicie di forza chiuse con trentatre lucchetti! Com’è possibile che sia successo?
Ahh ricordo! Mi sono addormentato in mezzo ad una strada e prima di chiudere gli occhi avevo espresso il desiderio di essere incatenato e successivamente salvato da un trentatreenne di Messina.
E adesso come faccio. In questo caso nemmeno il grande turdunì riuscirebbe a salvarsi.
Sono arrivato!
E tu chi sei, capellone?
Sono il ragazzo di Messina, che aspettavi e ho qui… la chiave!
Kemmenefaccio di un film. E poi i lungometraggi di questo genere non mi aggradano! Aiutami ti prego non riesco a respirare.
Di quale “filme” parli. Io, mio giovane amico, ho con me il passpartout per liberarti dalle “catene” che ti opprimono.
E allori sbrigati ti scongiuro.
E voilà, fatto! Sei libero.
Grazie, come potrò sdebitarmi per quello che hai fatto. Si (esitazione), credevo nel tuo arrivo ma tra milioni di bilioni di secoli, come è possibile, invece, che sei giunto in mio soccorso in così breve tempo.
Ricorda, mio caro compagno. Non tutte le persone vengono slegate dalle grosse gomene che li imprigionano. Solo chi è forte e ha fiducia nei suoi mezzi sarà per sempre svincolato. Vai caro fanciullo e continua il tuo viaggio. Tante cose scoprirai ancora sulla strada che arde della verità.
Lo farò mio Signore. Grazie, grazie di tutto.
Mahh, dov’è finito?
E’ comparso dal vuoto ed è ritornato in esso. Chissà cosa nasconde il nulla che ci circonda.
Le mie falangi mi aiutano ad incamminarmi di nuovo, verso la mia destinazione. Il parco è scomparso. Tutt’intorno vedo solo desolazione. Sono in un deserto.
Quello dei tartari? Usa Colgate.
Vai via, torna a sonnecchiare.
Il mio incontro con quel tizio di Messina non è stato casuale. Mi sento rinvigorito nell’animo. Ho voglia di scoprire nuovi itinerari e attraversare tutti i mondi possibili: dagli appennini alle ande, dal manzanarre al reno, dal terminillo a ladispoli.
Sono confinato qui, però. Il caldo è asfittico mi sembra di correre già da un trittico. Prima il buio adesso la luce. Prima il marciapppiede adesso la sabbia. Prima il catrame adesso granelli di siliciame.
Le mie fibre motorie cercano di dare la propulsione per lo start. Dopo aver alzato rena su rena le mie gambe compiono i primi passi sulla strada dorata. Almeno così appare ai miei occhi. Dovunque vada non c’è niente. Prima avevo l’obbligo di andare avanti. Adesso ho l’obbligo di nessun obbligo: posso girare e rigirare ovunque voglio. Sapete non so dirvi se è meglio avere la possibilità di essere completamente liberi o dovere seguire una via ben precisa.
So solo che adesso mi sento spaesato e ad un tratto adirato. Il barbaglio abbacinante mi conduce in direzione aberrante. Probabilmente la luce è facile da trovare ma difficile da seguitare. Forse era meglio restare nell’ombra dell’oscurità che raggiungere il paese della verità.
Tutti noi dobbiamo trovare il luogo dell’affermazione positiva senza arrestarsi mai nella semplice gioia introspettiva.