giovedì, 27 ottobre 2005

Cap.2  Tutti a lezione

 

Ore dodici

 

Ogni qual volta che mi debba appropinquare per montare su un mezzo messo a disposizione dal comune eterno, devo fare sempre i salti mortali. Non credo che perfino Jonhatan Edwards sarebbe capace di superarli con la sua specialità, il salto della cavalletta.

E uno, e du du du due. Sono salito!

Scusi signora si potrebbe fare poco più avanti, mi sento come acciuga in un vasetto da dieci milligrammi.

A ragazzi facciamo quel che possiamo. Se sta signora co sta panzona se fe un po’ più avanti.

Signora colla grossa panzona si può fare un po’ più avanti, per il bene della comunità autobussiana odierna?

Ma come si permette ciò? Mi son in gravidanza, terun che non sei altro!

Non è colpa mia, la signora qui a canto mi ha detto di dirglielo! Vabbè va… permesso; scusi; devo scendere

Aahh! Non sapevo che alle donne in cinta prendessero anche le voglie di calci sui glutei, comunque sto pezzettino me lo faccio a piedi, che è meglio! Come dice un mio amico che si veste sempre di blu con un capello bianco sulla testa.

Questa passeggiata ci vuole e poi in mezzo alla confusione mi sembra di essere come quello del video dei vervet upground che cammina in mezzo alla folla senza fregarsi di nessuno.

Voglio fare un bell’esperimento. Adesso non penso più a niente e cerco di carpire tutte le parole che dice la gente quando mi passa di fianco.

Aò! Ma sti cazzi nel culo ti strapazzi (ma che era benigni che imita sgarbi? Ummm! Concetrazione!) … Ah, Medardo lo sai che Giorgio… si proprio così Clotilde! E’ stato arrestato e adesso… studia dalla mattina alla sera semiotica 3, sembra proprio un recluso… Cinzia l’altra sera mentre andavamo a intertevere siamo passati da Regina Coeli che schifo… mangiare pane e acqua ma che ne sai Alfio? Io devo tenere la linea sennò Gianturco non mi guardà più! E chettelodicoaffà?… Ah te lo sei visto allora, Donni Brasco, è piaciuto a Callisto?… Ciao Ele ma lo sai che con questo chetone assomigli proprio ad un ninfetta…Guarda Luca, là quella! Con quel vestito assomiglia ad un meretrice dell’antica grecia, ah non c’è ne più… occhiali con lenti rosa amico, tutto finito.

Finalmente! Università degli studi l’ignoranza facoltà di scienze della teleinterferometria comunicativa.

Era in aula c4?

Si!

Ah vedo che ti sei fatto di nuovo vivo?

Eh be’ sai com’è! Non si può stare sempre in letargo; per tirarmi su ci vorrebbe poi un cargo!

Dobbiamo andare a sta’ lezione, sbrighiamoci così ci facciamo un sonnellino!

No, oggi seguo dall’inizio alla fine.

Ah! CIao Esmeralda, ogni volta che ti vedo mi illumini d’immenso!

Ma quanto sei gentile e  caro, sai sempre come tirarmi su! Adesso levati dalle scatole aspetto Quasimodo. Dobbiamo andare a fare la domanda del progetto aristoteles.

Dove andate a Notre de Dame de Paris? Ahh ! Arrivederci Esmeralda spero di incontrarti per i prossimi tre anni !

Ciao stronzo.

Queste donne di oggi non hanno il minimo senso dell’umorismo. Ah ma quello è Anton Ciro Maglione. Fammelo andare a salutare!

Ciao AntoCiro!

Abbà! Ciao. Lo sai amico, addà passà a jurnata ancora? Ma secondo te rischpettto alla meccanica quantisctica c’è una certa somiglianza con il terrapieno di scorfani?
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giovedì, 27 ottobre 2005

Ore Undici

Uuuuhh! Che bella dormita, e io che credevo scomodo il prato per una siesta. Adesso vado mangiare un bel panino e poi vado a lezione di espiazione.

Vai a confessarti?

Oh no! Di nuovo tu? E comunque non vado a redimermi dai miei peccati, almeno non ancora. Vado semplicemente a sentire le parole illuminanti del professor Nicosia sulla remissione dei carnalis sins, lei lo sa bene.

Allora è una maestra di vita non un semplice homo sapiens of college.

Bene o male.

Mo’ mi faccio un bel panino e mi sistemo lo stomaco per un bel po’. Ummmhhh, vediamo vediamo. Ecco l’ambulante.

Buongiorno.

Boggiorno.

Quanto costa due fette di pane con companatico suino all’interno?

Un panino viene a un aereo due panini viene 3 aerei.

Scusa ma non ho capito paesà. Un sandwich di insaccato di coscion viene un aereo e due viene tre. Dov’è il risparmio?

Sai qual è la convenienza amico che uno te lo metto direttamente di dietro così eviti uno sforzo supplementare.

Ehi ma come ti permetti, brutto chioscosessuale.

Insetto, hai letto sull’insegna?

No.

Guardare tu coglioncello.

Pene di pane del punjab, caldo e pronto da gustare. Io l’ho provato e tu cosa aspetti?.      

Mi scusi, ma non sono abituato a leggere sulla parte superiore dei camioncini ambulanti di leccornie. Vorrei solo togliermi una curiosità se posso. Ma quanti clienti vengono al giorno?

Tu primo in tre anni di onorato servizio.

Ma sei chioscosessuale allora?

Io devo mantenere pure mia famiglia, cacchio. Mia moglie e miei 33 figli vivono in punjab in condizioni da cani. Questo è unico lavoro che ho trovato qui in Capitale.

Lo vuoi un libro?

A me non serve libro io non deve fare cosine da solo.

Ma no! Questo insieme di fogli di celluloide ti aprirà il mondo su come abbordare clienti, fare soldi e indi(a) tornare a bruciare nel tuo focolare domestico. Sei contento vero?

Si tanto! Grazie giovane abitante di questa città. Comincio subito a leggere.

Spero tu possa far presto parte dei GSM.

E che vuoi dire GSM?

Gransucaminkia! L’ho sentito da uno speaker di una radio iberica.

Lo spero, lo spero

Ciao a presto.

Ma che cavolo tutti a me mi capitano. Vado direttamente a sentire le parole del luminare Malta Nicosia; non so perché ma mi è passata la fame.
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giovedì, 27 ottobre 2005

Capitolo 00100

 

Ore sette e trenta.

 

Porca miseria mi devo sbrigare, è tardi!

Ahi che male che mi fa la schiena. Come al solito ho dormito scoperto. Uffa!

Ma che ho sognato stanotte? Mi ricordo di aver vagato lungo un percorso dritto e che pensavo e che ridevo e che sparavo una miriade di cazzate. Mah! Mi sa che ieri ho abusato troppo con il bicarbonato!

Vabbè! Fammi andare a lavare và, così mi sciacquo la faccia e comincio la nuova giornata con lo sprint giusto!

 

Madonna sono le nove e ‘sto benedetto ponte delle valli è sempre così trafficato. Ci vorrebbe proprio una macchina.

Aaah  Siii? e chi te li dà i soldi? 

Chi è che osa disturbare le mie soavi meditazioni mattutine sui trasporti transpubblici extraregionali? 

Sono io non mi riconosci? Anzi io sono tu e tu sono io! Tu comprì?

No grazie, non ho soldi!

Imbecille è francese! Vuol dire “hai capito”! Io sono il tuo io stesso. Quello che hai sognato stanotte e che ti parlava mentre camminavi!

Sogno o son fesso? Non sapevo che il bicarbonato e una nticchia di demerol facessero questo effetto!

Fesso o perplesso mi sa che sto andando contro un muro di cartongesso!

Ehi, makketuffai? pure io parlo in rima tra me e me.

Certo cretino di un tanghero! Io sono l’altro me, cioè sono l’altro emisfero del tuo ego, cioè sono l’altra parte del tuo pensiero. Caputo mi hai?

Più o meno. Comunque io non parlo con gli estranei, e adesso vattene.

Aaaahhhh!!! Ma proprio a me cioè a lui cioè all’altro me doveva capitare costui?

 

Ore nove e trenta

 

Ahh, che bello! La Villa del Terzo stato, qui mi trovo come se fossi a casa!

Cartacce a sinistra, assorbenti usati dieci volte a destra, panchine zozze più di un motore ingrippato e alberi che non crescono nemmeno se un cavallo produce letame per dieci anni di fila.

Io però preferisco sedermi sempre vicino alla statua di quel prete che non si faceva mai i cavoli i suoi.

Savonarola?

Ah si grazie!

Questi scalini intagliati nel fango sono di una comodità unica! E poi la statua di argillame e davvero merdavigliosa! Fammi leggere ‘sto libro va! Analisis in social park contest di Borghese! Speriamo sia un bel libro!

 

Allora. Pag.1 cap.1 primo paragrafo, ecco ci siamo.

Come si sviluppa una relazione omosessuale su una panchina pulita di un parco per ragazzi.  

 

Mi sa che a ‘sto autore piace un bel po’ l’essenza di finocchio. Non capisco proprio a cosa serva ai fini dell’esame, comunque… leggiamo!

 

Le relazioni omosessuali sono ormai un fatto culturalmente ricorrente nel nostro secolo.   Sono in molti, a questo proposito, a non scandalizzarsi più nel vedere pomiciare due ragazzi in tenuta pseudo-femminile o viceversa. Appoggiati su una panchina ma anche su una sedia al contrario (probabilmente la posizione che più li aggrada) i due soggetti o soggettesse in questione cominciano le loro effusione come un normale coppia eterosessuale. Ma vi siete chiesti come avviene l’approccio in questi casi? Qual è il “casus belli” che fa scoppiare la battaglia erotica tra due persone dello stesso sesso? Andiamo in dettaglio e scopriamolo meglio con l’aiuto di qualche semplice aiuto schematico… La nostra disamina comincia dalla figura n.1: questo primo simulacro frociale ci permette di inquadrare subito gli stereotipi gay-lesbo del nostro ventunesimo secolo…

 

Dove siamo arrivati, adesso all’università si studiano i rapporti tra i ricchiuni! Mahh! Se lo sa mia madre mi ritira all’istante! E poi mi sono rotto le scatole di leggere ‘ste cose. Quasi,quasi vado al princio, la parte meno frequentata di questa foresta, e mi faccio un bel pisolino.

 
Finalmente il princio. Questo prato color verde mi riposa proprio la vista. Ho letto tanto da questa mattina e sono veramente stanco.

 
E così comincia un altro viaggio. Sono le dieci e trenta.

 

Aiuto! Aiuto! Liberatemi sono avvolto da 33 camicie di forza chiuse con trentatre lucchetti! Com’è possibile che sia successo?

Ahh ricordo! Mi sono addormentato in mezzo ad una strada e prima di chiudere gli occhi avevo espresso il desiderio di essere incatenato e successivamente salvato da un trentatreenne di Messina.

E adesso come faccio. In questo caso nemmeno il grande turdunì riuscirebbe a salvarsi.

Sono arrivato!

E tu chi sei, capellone?

Sono il ragazzo di Messina, che aspettavi e ho qui… la chiave!

Kemmenefaccio di un film. E poi i lungometraggi di questo genere non mi aggradano! Aiutami ti prego non riesco a respirare.

Di quale “filme” parli. Io, mio giovane amico, ho con me il passpartout per liberarti dalle “catene” che ti opprimono.

E allori sbrigati ti scongiuro.

E voilà, fatto! Sei libero.

Grazie, come potrò sdebitarmi per quello che hai fatto. Si (esitazione), credevo  nel tuo arrivo ma tra milioni di bilioni di secoli, come è possibile, invece, che sei giunto in mio soccorso in così breve tempo.

Ricorda, mio caro compagno. Non tutte le persone vengono slegate dalle grosse gomene che li imprigionano. Solo chi è forte e ha fiducia nei suoi mezzi sarà per sempre svincolato. Vai caro fanciullo e continua il tuo viaggio. Tante cose scoprirai ancora sulla strada che arde della verità.

Lo farò mio Signore. Grazie, grazie di tutto.

Mahh, dov’è finito?

E’ comparso dal vuoto ed è ritornato in esso. Chissà cosa nasconde il nulla che ci circonda.

Le mie falangi mi aiutano ad incamminarmi di nuovo, verso la mia destinazione. Il parco è scomparso. Tutt’intorno vedo solo desolazione. Sono in un deserto.

Quello dei tartari? Usa Colgate.

Vai via, torna a sonnecchiare.

Il mio incontro con quel tizio di Messina non è stato casuale. Mi sento rinvigorito nell’animo. Ho voglia di scoprire nuovi itinerari e attraversare tutti i mondi possibili: dagli appennini alle ande, dal manzanarre al reno, dal terminillo a ladispoli.

Sono confinato qui, però. Il caldo è asfittico mi sembra di correre già da un trittico. Prima il buio adesso la luce. Prima il marciapppiede adesso la sabbia. Prima il catrame adesso granelli di siliciame.

Le mie fibre motorie cercano di dare la propulsione per lo start. Dopo aver alzato rena su rena le mie gambe compiono i primi passi sulla strada dorata. Almeno così appare ai miei occhi.  Dovunque vada non c’è niente. Prima avevo l’obbligo di andare avanti. Adesso ho l’obbligo di nessun obbligo: posso girare e rigirare ovunque voglio. Sapete non so dirvi se è meglio avere la possibilità di essere completamente liberi o dovere seguire una via ben precisa.

So solo che adesso mi sento spaesato e ad un tratto adirato. Il barbaglio abbacinante mi conduce in direzione aberrante. Probabilmente la luce è facile da trovare ma difficile da seguitare. Forse era meglio restare nell’ombra dell’oscurità che raggiungere il paese della verità.

Tutti noi dobbiamo trovare il luogo dell’affermazione positiva senza arrestarsi mai nella semplice gioia introspettiva.

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giovedì, 27 ottobre 2005

Prologo

 

Il mio viaggio comincia così, senza una meta. Pupille dilatate, sguardo fisso e perso. Il primo passo è come una liberazione. Il mio piede si alza lentamente dal suolo. Lo sento. Sembra un macigno enorme che pesa trecento chili mentre fluttua nell’aria fredda di una notte senza fine. Il mio calcagno destro si trova adesso poco più avanti del suo gemello sinistro. Or ora ho scrostato di dosso il peso che mi attanaglia e comincio a camminare: prima il piede destro e poi quello sinistro. Prima l’alluce destro poi quello sinistro. Le gambe cominciano a macinare chilometri ed andare al ritmo di un remo da 40 colpi al minuto. La testa è bassa. Ciondola di continuo come se fosse stanca di un viaggio che in realtà ha iniziato da poco o forse no?

La strada è dritta e non tende a curvare. Non c’è via d’uscita. Bisogna rigar dritto e seguire quello che mi viene imposto dall’amico asfalto e dal fratello minore meglio conosciuto con l’epiteto marciapppiede. Si lo chiamo così perché ormai ci conosciamo da tanto, ne abbiamo fatta di strada assieme. Vero marciappp?

I lampioni illuminano il suolo grigio topo facendolo diventare arancio gatto. I miei passi però non sono felpati come quelli della nobile fiera felina. Danno più la sensazione di due enormi catafalchi che si spostano, appena montati e pronti per essere brutalmente calpestati. Le impronte però non rimangono sopra il ruvido materiale, che gli uomini usano per rendere più agibili le loro scorribande con la diligenza a motore. Ma restano nel cervello. Tutti possiamo dimenticare la strada percorsa, le curve,  i rettilinei e le paraboliche ma non sfuggirà mai al nostro intelletto, più competente ora, di predire in futuro a quale curva non girare.

La strada continua dritta. Non ci sono ne crocicchi ne tanto meno alcunché assomigli a pezzi di mangicchi. Li conoscete i pezzi di mangicchi. Quelle cose buone di carne di porco rosa tanto buoni da assaporare…

Ma ora non mi va di far assaporare. Voglio solo continuare a camminare.

A camminare da solo, nel buio del giorno che si avvicina.

 Non ci sono passanti astanti e neanche ombre ansanti.

Alla mia destra il vuoto. Alla mia sinistra l’universo senza niente. Dietro di me il passato. Davanti? La strada!

Dalle mie parti c’è il detto. Non aiu a strada pe mu caminu, figuramundi pe mu fuju. E io che fo’? Davanti c’è il selciato di bitume non posso far altro che imitare il corso di un fiume!

Mi appropinquo di gran carriera ma chissà se finirò nella foresta nera?

 
Ma che avete capito! Non quella del basso territorio alemanno ma quella dell’alto Signore dell’Inganno.

Ah ho capito Sauron!

Ma no stupido di me stesso; cosa c’entra il Signore degli Anelli in una storia di astuti tranelli. Quella è la fictio libris but ce est la vie ma non roboris.

Danke e grazie tante. Non potrà mai essere una storia davvero invitante. Ne’ icchetenunke ne aftere’n’evere.

Ho smarrito la mia penna; Ehh si!! Volevo dire la mia strada. Avevo paura di esser diventato un emulo di Padre Dante. No thank. Amo la pace odio solo I tank.

Ancora! Basta con la rima ho bisogno semplicemente di completa stima. 

 

Ahh ci risiamo; basta con questa litania!

La litania la fanno i vilnusiani popoli piuttosto strani!

Ignorante e birbante! Come nell’accezione del saggio Cedric. I vilnusiani non ne fanno litanie; semmai fanno lituanie.

 

No,no,no…Si! Che bello sono di nuovo me stesso. Si può sbandare, amici, anche se la strada tira una linea che dir retta è un eufemismo.

Dove eravamo rimasti, quel disgraziato di me stesso ad un tratto mi ha distratto!

Makkèfacciodesso! Parlo come lui? Questo mai! Pecchì: modestamente pe idee ma fazzu sucare: come dice un mio caro amico spagnolo.

 

Ma riprendiamo a pensare. Ehh si ci risiamo… camminare! La stretta lingua asfaltata continua indenne il suo traegitto. Scusate ancora sento l’influsso di me!

…Riprendiamo! Il suo corso. Ecco. Così non mi sbaglio.

Possibile che tutto questo appartenga alla nostra sensazione di esistenza temporanea sulla palla che gira, altrimenti chiamata terra? Bahh!

So solo che mi serve al più presto una camicia di forza e 33 lucchetti.

Ah! Gli abitanti di Lucca!

Via! Sto punto parlando serio io.

Si mi servono 33 lucchetti per 33 chiavi, (che?), vattene  maledetto self me service!
Stavo proinfilzando. Vabbè va, facciamola più semplice. Stavo raccontando ai miei illustri seguaci il mio dedalo di istanze mentis.

Si voglio 33 lucchetti così tra 33 secoli di anni di millenni centenari salperà da Messina il mio salvatore. All’anagrafe
porcodiuncanemaperchèsonovenutoinquestavalledilacrime?

     
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